Personaggi legati a Crusinallo

PAPA ALESSANDRO V (Pietro Filargo dei Conti di Crusinallo): si ritiene comunemente che sia nato a Neapoli di Creta da genitori ignoti, anche se secondo alcune fonti sarebbe nato a Candia Lomellina: il suo stemma e un'antica epigrafe dipinta nell'atrio della sacrestia della Basilica di San Giulio di Orta lo collegano alla famiglia dei Conti signori di Crusinallo, inoltre queste sue origini sarebbero confermate dagli storici Goffredo Casalis e Francesco Bianchini. Ancora giovane, entrò nell'Ordine francescano. Le sue doti intellettuali erano tali che venne mandato a studiare nelle università di Oxford e di Parigi. Mentre si trovava a Parigi si verificò lo Scisma d'Occidente (1378 - 1417). Filargo era un sostenitore di papa Urbano VI; si stabilì in Lombardia, dove, grazie al favore di Giangaleazzo Visconti, il Duca di Milano, divenne vescovo: prima di Piacenza (1386), quindi di Brescia(1387), in seguito di Vicenza (23 gennaio 1388), poi ancora di Novara (1389), e infine arcivescovo di Milano (1402). Dopo la nomina a cardinale da parte di papa Innocenzo VII, nel 1405, dedicò tutte le sue energie alla riunificazione della Chiesa, nonostante i due Papi rivali. Fu uno dei promotori del Concilio di Pisa e la sua politica incorse nella riprovazione di Gregorio XII, che tolse a Filargo sia la dignità di arcivescovo che quella di cardinale. Al Concilio di Pisa (dal 25 marzo 1409) i cardinali riuniti lo scelsero come nuovo papa il 26 giugno 1409, considerando decaduti i due rivali Gregorio XII e Benedetto XIII. Scelse il nome di Alessandro V. Venne incoronato il 7 luglio 1409, diventando in realtà un terzo pontefice rivale. Durante i dieci mesi del suo regno, il suo scopo fu di ampliare il suo riconoscimento con l'aiuto della Francia, in particolare del duca Luigi II d'Angiò, al quale conferì l'investitura del Regno di Sicilia, che aveva tolto a Ladislao di Napoli. Alessandro proclamò e promise, più che effettuare, un certo numero di riforme, tra cui l'abbandono dei diritti di "indulgenza" e il ristabilimento del sistema di elezione canonica nelle cattedrali e nei monasteri principali. Egli concesse inoltre i favori papali con munificenza, cosa di cui beneficiarono in modo particolare gli ordini mendicanti. La morte lo colse all'improvviso, mentre era con il cardinale Baldassare Cossa a Bologna, nella notte tra il 3 e il 4 maggio 1410. I suoi resti vennero posti nella Basilica di San Francesco a Bologna. Ci furono voci, del tutto infondate, secondo le quali sarebbe stato avvelenato dal Cossa, che gli successe come Giovanni XXIII. Nel 1893 papa Leone XIII elargì un rilevante contributo per il restauro della tomba di Alessandro, dato che lo considerava un suo predecessore. Fonte: wikipedia.it

LORENZO FERMO ANTONIO UTTINI: bisnonno del celebre Giuseppe Verdi; nato a Cranna Sopra (oggi località S.Fermo di Crusinallo) il 12 agosto 1708.

SUOR CALVI MARIA CARMELA Figlia di Maria Ausiliatrice: di Carlo e di Perucchini Maddalena, nata a Crusinallo il 3 luglio 1883, morta a Torino il 18 marzo 1958; Prima professione a Nizza Monferrato il 19 aprile 1908; Professione perpetua a Nizza Monferrato il 5 agosto 1914. La famiglia Calvi era particolarmente agiata e, al benessere materiale, univa l'esemplarità della vita cristiana. Per le due sorelle gli anni scorrevano nella piena serenità, circondate com'erano dall'affetto dei genitori. Purtroppo il babbo morì presto e parve che la gioia scomparisse dalla casa. Dopo un po' di tempo, le circostanze indicarono alla mamma l'opportunità di passare a seconde nozze, che furono poi allietate dall'arrivo di altri figli. Questo però non fece diminuire l'amore con cui il nuovo papà aveva accolto subito le due bambine, le quali poterono continuare così a godere l'intimità e la serenità di una bella famiglia unita. La piccola Carmela era vivacissima, anzi "terribile" - dice la sorella maggiore - e riempiva la casa delle sue birichinate. Era pure di una sensibilità così squisita che tutto avvertiva, soffrendo o godendo di conseguenza, e ciò in una maniera molto più profonda di come avviene normalmente ai bambini. Faceva un'enorme fatica ad ubbidire e le pesavano moltissimo la correzione e la disciplina. Queste caratteristiche l'accompagnarono anche durante la fanciullezza e l'adolescenza e la buona mamma, con pazienza e tatto pedagogico, non perdeva occasione per compiere su di lei un'opportuna azione formativa. Nonostante l'indole difficile, c'erano in Carmela aspetti molto positivi, come un grande senso di responsabilità e una propensione alla pietà, che la frequenza all'oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatricce di Crusinallo aiutava a maturare. Un giorno trattò con la mamma di vocazione religiosa, cosa che sulle prime, lasciò sbalordita la buona signora. Non che la mamma fosse contraria all'idea di avere una figlia suora: avrebbe accettato subito se la richiesta le fosse venuta dalla figlia maggiore, calma, riflessiva, ma non poteva assolutamente credere che quel "terremoto" della sua seconda potesse resistere in convento! E lei non voleva subire uno smacco. Il babbo prese un atteggiamento meno drastico, pensava che, togliendo la figlia dal tenore consueto di vita, potevano cambiare anche le sue inclinazioni. Ricoprendo la carica di sindaco, prese con sé Carmela in municipio e la occupò in lavori di segreteria e di archivio. Intanto a casa i genitori vegliavano che non avesse più contatti con le suore, ma lei vi andava furtivamente, andando o tornando dall'ufficio. Le si fecero incontrare compagnie frivole e mondane, ma si ottenne l'effetto opposto: la giovane si rinsaldava maggiormente nella sua decisione. Un giorno passò ai fatti: in casa non c'era nessuno e Carmela ne approfittò per preparare una valigia, lasciare un biglietto e partire per Novara, decisa a presentarsi nella casa ispettoriale delle FMA. Al ritorno a casa, i familiari trovarono il biglietto e spedirono un telegramma a dei loro parenti di Novara perché andassero in stazione a prendere la figlia e la riportassero a casa. Essi sarebbero immediatamente partiti con una vettura per Novara. Così awenne. Si può immaginare l'incontro, in casa dei parenti, tra i genitori e la figlia fuggitiva: commozione, pianti, rimorsi, richiesta vicendevole di scusa e infine...la vittoria di Carmela, che fu accolta dall'ispettrice con una cordialità che disarmò la mamma. Novara non era allora sede di postulato; quindi la giovane venne mandata a Nizza per il periodo della formazione iniziale. Possedendo un'ottima cultura, ma non avendo titoli le gali, venne iscritta all'ultimo anno del corso normale e conseguì il diploma di abilitazione all'insegnamento nella scuola elementare. Dopo la prima professione, emessa a Nizza nel 1908, suor Carmela fece la sua esperienza come insegnante e assistente nelle case di Casale Monferrato e di Nizza e, dopo i voti perpetui, prestò la sua intelligente opera nella segreteria della scuola, sempre in casa-madre. Dal 1915 al 1923 fu a Milano, prima nel pensionato per signorine di Via Copernico e poi nella casa di via Bonvesin de la Riva, fino a che le superiore le assegnarono il delicato compito di segretaria accanto a madre Caterina Arrighi, economa generale dell'Istituto. Fu segretaria diligente e fedele per più di vent'anni, lavorando assiduamente quando madre Arrighi era nel pieno delle sue forze, sia a Nizza che a Torino, e seguendola poi con affetto tenerissimo di figlia negli ultimi anni di vita della Madre che, anziana e sofferente, era in riposo nel noviziato di Casanova. Dopo la morte di madre Arrighi (1946) troviamo suor Carmela per un breve periodo a Borgosesia, nel convitto per operaie e poi, dal 1950 al 1958, nel noviziato di Torre Canavese. La sua natura esuberante e vivace, sotto l'azione della grazia, si era fatta più docile e capace di dominio, ma la vivacità era rimasta e si era trasformata in zelo apostolico, qualche volta un po' intemperante e autoritario, ma sempre col fine di difendere chi era più debole e di combattere il male. Mentre era al convitto, in una festa della Madonna vide una convittrice che se ne stava triste in un angolo, lontana da tutte. Nessuno se ne era accorto, tranne suor Carmela, la quale fece notare l'atteggiamento della ragazza alla suora assistente. «Si è offesa perché rimproverata per una mancanza», rispose la suora. «Ad ogni modo, - riprese suor Carmela - non è giusto che in una festa della Madonna una persona sia triste. L'avvicini, ragioni con lei, la consoli: questo vuole la Madonna da noi, sempre, ma specialmente quando la festeggiamo». La suora mise in pratica il suggerimento e la giovane si rasserenò e si unì alle compagne; la festa non ebbe più note stridenti. Nel rapporto con la gente suor Carmela era animata dal suo nativo ardore, che però era tutto orientato a portare le anime a Dio. Varie famiglie benestanti espressero la loro ammirazione per lei in opere benefiche, a cui prima non avevano mai pensato, e orientarono la loro vita alla pratica cristiana. Molte mamme si confidavano con lei, ne ascoltavano i consigli, erano sostenute dalla sua preghiera. Negli ultimi anni di Torre Canavese l'opera di cesello che il buon Dio andò compiendo nella sua vita spirituale si accentuò con la purificazione della malattia. E quale purificazione! Suor Carmela era stata colpita al sistema nervoso, per cui fu presa da un tremito dapprima lieve, poi sempre più accentuato, alle mani. Lo stare a tavola, ad esempio, le era divenuto un supplizio. Per lei, così composta e signorile in tutto il suo contegno, non riuscire a dominare il movimento delle mani, era diventato una continua umiliazione, molto dura da accettare. E questo produceva nella cara sorella un senso di confusione, di timidezza, sentimenti mai prima provati perché alieni dal suo modo di essere. Tale stato d'animo portava con sé numerose altre afflizioni, piccole o grandi, disseminate lungo le sue giornate inoperose e le interminabili notti insonni. Era la preparazione al "grande incontro" che, a intervalli, brillava al suo occhio interiore come luce invitante o si offuscava in un misterioso dolore che le richiedeva superamento e completa abnegazione. Intanto le era affiorato in cuore un desiderio, singolare se si vuole, com'era la sua natura: morire a Torino, nella casa generalizia e subito dopo aver ricevuto la santa Comunione. Da qualche tempo si sentiva meglio, era serena, anzi, allegra. Ne approfittò per recarsi a Torino per qualche commissione e fu ospite in casa generalizia. Si sentiva bene anche la mattina del 18 marzo, giorno in cui sarebbe ripartita per Torre Canavese. Il cappellano della casa, nel fare il solito giro di ogni mattina per portare la Comunione alle ammalate, passò pure da suor Carmela, la quale si sarebbe poi alzata per andare in Basilica per la Messa e quindi fare ritorno in noviziato. Il sacerdote aveva appena percorso il corridoio che portava alla cappella quando venne ansiosamente richiamato presso suor Carmela. La trovò con una dolce espressione di pace sul viso pallidissimo, inerte, abbandonata nel sonno della morte. La Comunione eucaristica appena ricevuta da suor Carmela si era prolungata nell'eterna comunione del cielo. (da Anzani Emilia (a cura di), "Facciamo memoria. Cenni biografici delle FMA defunte nel 1958", Roma, Istituto FMA 200)


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